| Ok Computer Nel 1997 la band di “Creep” fa uscire un nuovo album, uno fra i tanti, di quella che fino a poco tempo prima era considerata la tipica band “one hit wonder”, ma non erano di quella risma i Radiohead, loro erano e sono molto più e lo dimostrarono con Ok computer. L’album, considerato da molti come il The dark side of the moon degli anni ’90, sia per le tematiche sia per le musiche che ricordano vagamente quelle dei Pink più progressivi, balzò subito in vetta alle classifiche inglesi con una serie di recensioni positive e contribuì al successo del gruppo in America. Si comincia con Aribag, riff di chitarra elettrica e comincia il cantanto di Yorke, il racconto della sua paura delle automobili, il pezzo è bello, nulla da dire e scorre via veloce per lasciare posto al primo pezzo del “trittico” che a mio parere da all’album, di per se bello, quel tocco in più che lo rende capolavoro, Paranoid Android. Il brano di sei minuti e mezzo è diviso in tre movimenti e fu il primo singolo lanciato per promuovere l’album, voluto nonostante la sua durata lo rendesse fortemente anticommerciale. I cori, la chitarra di John Greenwood, le liriche, un’atmosfera carica di desolazione ed il brano passa per far posto a Subterranean Homesick Alien, altro brano carino, ma che non lascia traccia di se. Si arriva poi a Exit music, il brano che mi ha spinto a comprare l’album, quello che più mi ricorda i Pink Floyd progressivi, brano molto sottovalutato data la sua bellezza, la voce di Yorke, il finale che mi ricorda dannatamente Echoes… Si arriva poi a Let Down, altro pezzo che come Airbag non regge il confronto con gli altri, se si fosse trovato in qualche altro album probabilmente sarebbe stato notato come bel pezzo, ma qua è chiuso tra la bellissima Exit Music e Karma Police. Già, la polizia del karma è forse il più bel pezzo della storia dei Radiohead, senza dubbio il più conosciuto, le note al piano, la chitarra, per l’ennesima volta l’alienata voce di Thom, persistente quasi volesse chiedere aiuto, la parte finale del brano da brividi, il secondo singolo estratto dall’album è quello che consegna i Radiohead ed il loro album alla storia, con buona pace della “One hit wonder che fa Creep”. Si passa poi a Fitter Happier, breve canzone di due minuti in cui l’elettronica la fa da padrone, è una feroce critica allo stile di vita contemporaneo. Arriva Electioneering, tornano le chitarre elettriche ed il motivo rock fa da sfondo questa volta alle critiche contro il mondo politico, dimentico delle promesse elettorali. Passa anche Climbing up the walls, brano molto malinconico, che lascia il posto a No Surprises, con una dolce melodia simile a una ninna-nanna è l’ultimo singolo estratto e l’ultimo brano del “trittico” sopra citato. L’album si chiude con Lucky, che è la continuazione ideale di Exit Music, anche essa di stile “pinkfloydiano”, che ha come tema centrale l’amore, e The tourist., malinconica canzone che lancia un disperato appello della band a rallentare i vertiginosi ritmi della vita e della terra di oggi, e che riassume in se un po’ tutto l’album. Cosa devi dire quando ti trovi di fronte a quello che la gente definisce un capolavoro ed a uno degli album più venduti di sempre? Lo sminuisci, facendo il critico pseudo-intellettuale che esalta solo la musica più anticommerciale e spesso più brutta che può trovare? Lo esalti, come fa buona parte delle persone che lo ascoltano, così gli pseudo-intellettuali potranno dire che non ne capisci una mazza di musica perché solo loro capiscono tutto? Sinceramente, ho cercato di farmi guidare abbastanza dai miei gusti e dalle mie sensazioni, e se esiste un margine oltre il quale un album può essere chiamato capolavoro, il “The dark side of the moon” degli anni ’90 lo ha ampiamente superato. |