Green Day
21st Century Breakdown
2009

E'
Butch Vig a mettere l'autografo sull'ottavo lavoro studio dei green day. Il nostro amico butch ha saputo tirare fuori dal cilindro grandi boom commerciali degli anni '90 come
Nevermind (Nirvana) e
Siamese Dream (Smashing Pumpkins). Tenta ora di cacciare fuori un possibile grande classico del Ventunesimo Secolo.
I Green Day si sono praticamente scrollati di dosso quell'alone di puzza punk che portavano dietro imperterriti, hanno capito che non era per giovincelli cazzoni ormai troppo invecchiati per continuare i soliti 4 accordi, in quest'album infatti la media è 5

. Scherzi a parte l'album lascia perplesi e spiazzati per due suoi caratteri principali: l'eccessiva banalità di alcuni motivetti che si trovano sparsi nell'album (niente di nuovo per il gruppo californiano, quindi) e in secundis il suo lato
60's. Sì, è dei mitici anni '60 che sto parlando quando giravano i capelloni, quando si urlava veramente a pieni polmoni, quando la muica era al suo primo aborto. Bene se i gruppi del punk 77 ripresero la musica degli anni 50, i green day lanceranno forse un nuovo filone '60s revival?
Tralasciando i tratti che lasciano spiazzati, possiamo elencare quelli confermati:
1. La cassa di Tré Cool (batteria) colpisce sempre di più;
2. Testi poetici ed impegnati allo stesso tempo, al limite dell'introspettivo e della polemica;
3. Mike Dirnt (basso) al solito non ha più la vena creativa dei primi anni e si lascia tentare da linee piuttosto banali.
Si era detto che 21st Century Breakdown fosse un Concept Album, ma dopo un ascolto consapevole e un'accurata lettura dei testi mi sono reso conto che le canzoni seguivano linee diverse, sebbene legate da un filo conduttore. Il filo sembra essere una specie di
diario scritto a 4 mani dai due protagonisti:
Chritian e
Gloria, ragazzi alle prese con l'adolescenza ma anche con i problemi che li circondano.
La decisione di dividere il cd in tre atti, se a un primo acchitto può sembrare senza senso, dopo un po' si comprende la natura degli atti:
Heroes and Cons (presentazione della situazione, dei personaggi ecc.ecc.),
Charlatans and Saints (il mondo che ci circonda),
Horseshoes and Handgrenades (i temi e le vicende).
Non sono state confermate le minisuite di American Idiot (i brani da 9 minuti come Jesus of Suburbia), nel disco si è preferito variare molto all'interno delle canzoni, per questo si rimane alquanto stupiti quando un piano molto sixties lascia lo spazio alla violenta batteria in un men che non si dica. Si può dire che l'unica mini suite è American Eulogy( composta da due brani in uno dei quali abbiamo Mike Dirnt al canto!!!).
Questa la
Track List:
1. Song of the Century - 0:58
Act I - Heroes and Cons 2. 21st Century Breakdown - 5:09
3. Know Your Enemy - 3:11
4. ¡Viva la Gloria! - 3:31
5. Before the Lobotomy - 4:37
6. Christian's Inferno - 3:07
7. Last Night on Earth - 3:57
Act II - Charlatans and Saints 8. East Jesus Nowhere - 4:35
9. Peacemaker - 3:24
10. Last of the American Girls - 3:51
11. Murder City - 2:54
12. ¿Viva la Gloria? (Little Girl) - 3:48
13. Restless Heart Syndrome - 4:20
Act III - Horseshoes and Handgrenades 14. Horseshoes and Handgrenades - 3:14
15. The Static Age - 4:17
16. 21 Guns - 5:21
17. American Eulogy - 4:26
I. Massive Hysteria
II. Modern World
18. See the Light - 4:36
Si comincia con l'intro
Song of the Century che come una dolce ninna nanna ci trasporta all'interno del collasso del ventunesimo secolo nonché alla prima canzone, nonché title track:
21st Century Breakdown.
Da Spin Magazine detta "la canzone più epica dei Green Day", è un brano composito di 5 minuti dove all'interno si alternano tre-quattro parti principali. La prima parte introdotta da un paio d'accordini puliti puliti che vengono poi sovrastati da una cassa imminente che da inizio alle danze. La prima parte parla della generazione dei Green Day
"Born into Nixon I was raised in Hell
a welfare child where the teamster dwelled
the last one born
the first one to run
my town was blind from refinery sun"
quando all'improvviso si viene trasportati con una melodia simpatica simpatica alla seconda presentazione: quella delle nuove generazioni (chiamate classi del '13 perché si laureeranno nel 2013)
"We are the class of '13
born in the era of humility
we are desperate in the decline
raised by the bastard of 1969"
ancora un altro cambio in un rock piuttosto vicino al folk punk (sembra come evocare quelle atmosfere irlandesi, rimtate arricchite di HEY! e di melodie semplici, basta solo sostituire una bagpipe alla chitarra), si aggiunge con questo cambio una terza voce, quella del proletario od insomma della classe media che ultimamente ha troppo da tribbolare in America per vari affari. Infine un lento ed epico giro di chitarra conclude il primo lavorone dei green day, che con i suoi 5 minuti e 09 si aggiudica il posto di una delle canzoni più lunghe dell'album.
Ma è ancora la batteria ad introdurci
Know You're Enemy (scelto tra l'altro come primo singolo, nessuna scelta peggiore di questa

) ritornello di tre minuti infinito dalle liriche piuttosto utopiche e troppi oe oe di fondo...
4 traccia è
¡Viva la Gloria!, la "Hey jude" dei Green Day, dove appunto viene presentata la nostra eroina, Gloria, appunto. E' un dolce pianoforte e degli archi che accompagnano una semplice linea vocale, la stupenda atmosfera si ferma all'improvviso, quasi a dire: "c'eravate cascati?!". Ed infatti sì, c'eravamo cascati, ecco che Tré Cool assesta i suoi 4 colpi al Charleston e subito a rotta di collo in una nuova orecchibilissima, greendaianissima canzone.
Chi è Gloria? Gloria appare come una ragazza forte ma purtroppo continuamente in bilico (on the edge).
Before the Lobotomy inizia con un'acquetta freca di arpeggio (a tratti mi ricorda l'arpeggio di basso con cui si apriva No one Knows, Kerplunk, 1992, ricordate?) la canzone è un inno appunto ai tempi prima della lobotomia, insomma proprio agli anni 60 che fanno da linea portante, musicalmente parlando, all'album.
"Laughter
There is no more Laughter
Song of yesterday,
now live in the underground"
L'arpeggio viene, prevedibilmente, spezzato dal solito giretto d'accordo, che durante la strofa opterà per uno stop and go di chitarra impegnata in un riff alternato a 4 colpetti in levare (che a tratti ricordano lo ska). Tutto finisce, tutto si conclude, con terribili suoni della canzone seguente
Christian's Inferno. Una batteria sgangherata e appositamente dal suono lontano accompagna un ipnotico basso e una chitarra che tira fuori suoni dalle più caotiche città. E' proprio l'idea di una fabbrica, di un cantiere quella che viene con l'ascolto dell'Inferno Cristian. In questo brano è presentato Christian, coprotagonista, nonché adolescente incasinato-incazzato, facilmente incasellabile con il tanto caro Jesus of Suburbia del precedente American Idiot. La canzone sebbene abbia una strofa molto cattiva e trasportante è rovinata dal ritornello:scontato, banale, pieno di oooooo che servono a poco e totalmente fuori luogo alla lugubre atmosfera. A me ha fatto l'impressione che a tratti riprenda spunti dagli
Husker Du (band che tuttavia viene spesso citata dai Green Day tra le influenze), nell'ambiente della canzone e sopratutto verso la fine, quando si sente un effetto chitarristico molto simile a quello di Bob Mould, chitarrista dei sopracitati.
4 minuti di brano al piano concludono quindi il primo atto, testo ROMANTICO e alquanto scontato.
Last Night on Earth è quindi tra le opere meno convincenti dei Green Day, sicuramente!
Per il vero sound del quartetto bisogna aspettare l'ottava traccia (apertura del secondo atto)
East Jesus Nowhere, con i suoi 4 accordi e la violenza di uno stoppato a frammezzare il riff spaccosissimo! Condite il tutto con degli urli di feedback alla Hey Ho (che in realtà dicono Stand Up, ma tralasciamo...), l'inarrestabile corsa della batteria e un bel testo contro la cieca fede di troppi uomini. Avete sfornato il capolavoro del cd dei Green Day!
"Oh bless me Lord I have sinned
it's been a lifetime since I last confessed
i threw my crutches in "the river of a shadow of doubt"
and I'll be dressed in my sunday best.
say a prayer for the family
drop a coin for humanity
ain't this uniform so flattering?
I never asked you a God Damned Thing"
La canzone inizialmente si doveva chiamare
March Of The Dogs, e questo richiamo alla marcia è richiamato soprattutto dai ritmi ferrati in due quarti dell'ultimo pezzetto, anche e ritengo che anche il titolo di ora renda piuttosto bene.
Ecco che arriva il "
Peacemaker" canzone dal gusto etnico, folk trasportante e dal gusto irrefrenabilmente danzerino. Seguita subito dalla totalmente diversa
Last of The American Girls, quasi un pop punk, quasi l'unica apparizione per questo "raro" genere nell'album (tra l'altro il riff che inizia a 2:10 può ricordarvi facilmente il riff di "
Voglio Armarmi"). E come un infinito ritornello di velocità e ritmo ecco arrivare
Murder City sempre sulla stessa linea della sua precedente. E'
¿Viva la Gloria? (Little Girl) una delle canzoni più sorprendenti, quasi un ricordo vago di
Warning, cd uscito nel 2000, ai fan ricorderà sicuramente Misery per la strofa piuttosto "all'italiana" e Blood Sex And Booze per il ritornello. La canzone canta dei casini che opprimono la nostra povera Gloria, tra la difficoltà di trovare un posto dove stare e il decadimento di tutte le cose a cui più si tiene.
Di nuovo il pianoforte dà l'attacco alla 13sima traccia
Restless Heart Syndrome. Questa traccia è totalmente diversa dalle altre, può ricordare a tratti gli Oasis, può creare splendidi ambienti con quel suo giro, magari banale, ma terribilmente azzeccato. E' la solita traccia introspettiva sui problemi interni morali:
"It' like an ulcer bleeding in my brain
send me to the pharmacy
so I can lose memory"
e tutto in uno stupendo
climax di intensità (con il naturale ingresso degli strumenti canonici dei green day) finisce nello sfociare nell'ultimo e terzo atto,
Horseshoes and Handgrenades che comincia con l'omonima traccia. Riff dal gusto Garage all'ennesima potenza, scatenati green day a metà tra il surfer e il mod, tra il twist and shout dei beatles e my generation degli who urlano nel microfono "
I'M NOT FUCKING AROUND" input all'unico vero inno del album. Nella canzone tra l'altro il vocalist si cimenta in uno scream! (sempre se quell'urletto là in mezzo si possa considerare scream).
Calma, serve calma, non la porta però
The Static Age, triste resoconto degli ultimi tempi tra religione, assassini, slogan, corruzione. Calma è però fatta dal 16esimo pezzo che già su internet ha raggiunto una notevole popolarità:
21 Guns (sì, c'hanno molto a che fare con 'sto ventuno!).
Inno pacifista all'amore, sostenuto da un giro di accordi su chitarra acustica (piuttosto già sentito) e da un ritornello accattivante tra due colpi pesanti e due leggeri che danno al tutto qualcosa di tremendamente solenno. Ma non è la solennità che caratterizza il pezzo, quanto la sua dolcezza e pacatezza nei toni che distribuiscono ai nostri padiglioni auricolari un testo molto profondo.
Il ritornello:
"one, 21 guns
Lay down your arms
give up the fight
one, 21 guns
throw up your arms into the sky
you and I" (segnaliamo inoltre che in questa canzone Billie Joe utilizza anche il falsetto

)
Il momento della suite è arrivato,
American Eulogy è pronta a scatenarsi in tutta la sua greendaianeità. Mass Hysteria apre le danze, critica alla società, dissonanze ripetute varie volte per dare conto al totale caos in cui ci troviamo in questo momento, l'isteria di massa!
"Red Alert is the colour of panic
elevated to the point of static
beating into the hearts of the fanatics
and the neighborhood's a loaded gun"
Segue nello stesso pezzo
la voce di Mike Dirnt, che da un nuovo tono al cd che aveva cominciato a prendere una piega un po' flat per quanto riguarda la linea vocale. E questa voce declama "I Don't Wanna Live in a Modern World", se vivere in un mondo moderno comporta tutto questo, ispirazione totalmente ramonesiana.
I due accordi che avevano aperto il cd aprono anche l'ultima traccia
See the Light, addio che ci lascia con lo sviluppo del riff che nella prima traccia era stato bruscamente interrotto. Voglio vedere la luce, dice Billie Joe, in un grande anthem di speranza e sregolatezza allo stesso tempo, incitazione a cercare la vita che vogliamo, per vedere anche noi la nostra luce. Addio ai vecchi Green Day, adolescenti ignoranti, abbiamo davanti quattro quarantenni con l'idea di riportare alla ribalta un sound ormai troppo soffocato dal massiccio uso della musica elettronica nel brit pop o dalla sua stessa estremizzazione. E sacralmente l'album finisce con i due accordi, in un fade out dalle reminescenze lontane, lontane, sempre più lontane...
Ci avevano dato un assaggino con i
Foxboro Hot Tubs e il loro cd garage, ma 21st century breakdown comporta un'ulteriore evoluzione, che tanto pare incomprensibile se si pensa a quegli allegri ragazzi degli anni '90 tanto pare geniale nell'odierno panorama.
Cd visionario.
Canzoni suggerite: East Jesus Nowhere, 21st Century Breakdown, Horseshoes and Handgrenades, Christian's Inferno, Restless Heart Syndrome, American Eulogy.
East Jesus Nowhere