THE HUMAN EQUATION
Tu Fai un incidente. Tua moglie e il tuo migliore amico ti stanno accanto per poco. Senso di colpa, forse? Non si sa. Ma una cosa è certa. Sei in coma, non ti puoi muovere. Delle voci sono le uniche che stanno accanto a te, ma ognuna di quelle voci sei te stesso, sono le tue passioni.
E così vivi, per 20 giorni, tra ricordi e passioni. Un viaggio spaventoso, confortante e dissacrante, illusorio e tragico, tra prog metal, folk, hard rock psichedelico ed elettronico.
Tu attraversi diverse tue sensazioni, partendo dalla vigilia del viaggio attraverso il mistero, la giovinezza, l'amore, i segni fino ad arrivare al realizzare ciò che è successo, la perdita, il confronto.
Sono due album di rock opera, quasi un viaggio in una storia come avevano fatto gli who in quadrophenia, ma non pensavo che qualche gruppo potesse addirittura arrivare a superarlo.
Niente lunghi assoli o strumentali, solo molta musica, tutta cantata, con notevoli cambi di tempo. Un album che puo' essere ascoltato dall'inizio alla fine, perchè di seguito non ci sono grandi stacchi musicali e soprattutto NON ANNOIA.
Un viaggio emozionante, che quasi arriva a commuovere, chi non si rispecchia in quest uomo anche solo minimamente? Realizza di essere solo, realizza che lui è in un certo senso suo padre e che l'amore è illusione. E così i suoi amici:
''dove sono i miei amici'' chiede, e la risposta è ''tu sei sempre stato solo''.
Chi non sente un colpo al cuore? chi non sa, almeno minimamente che ciò che viene detto è tremendamente vero? >Beata quella persona perchè non ha ancora provato il dolore.
Magistrale lavoro, a mio parere, che riprende perfettamente le emozioni di un uomo che muore e viene a percorrere la strada delle sue esperienze, accompagnato da una perfezione musicale non indifferente, e dei registri vocali degni di nota.
Notevole è la presa di coscienza dell'uomo, che pianopiano arriva a tranquillizzarsi e ''perdere le speranze'' con procedimento direttamente inverso al suono, che divent sempre più urlato, disperato, cupo, psichedelico nell'accompagnamento di un delirio rabbioso.
Perfetta la performance di circa 2 ore totali, con guest voices del calibro di Mikael Åkerfeldt (Opeth) nei panni della paura, Marcela Bovio (Elfonia) nei panni della moglie, Eric Clayton (Saviour Machine) nella ragione, Magnus Ekwall (The Quill) come orgoglio,
Heather Findlay (Mostly Autumn) nell'amore, Devon Graves (Dead Soul Tribe, Aslan) è l'agonia, Irene Jansen (Karma) come la passione, James LaBrie (Dream Theater, Mullmuzzler) come la voce dell'uomo in coma, Devin Townsend (Strapping Young Lad, The Devin Townsend Band) come rabbia e Arjen Lucassen nei panni del migliore amico.
Senza contare tutti gli strumenti usati, e tutte le tastiere, tra le qual troviamo anche un membro degli URIAH HEEP. Insomma, questo credo sia uno dei migliori album che io abbia mai sentito.

Godetevelo!
Perchè per far un album che fa sorridere ci vuole impegno, per fare un album capace di far piangere ci vuole non solo capacità emotiva o tecnica, ci vuole PASSIONE. GIORNO UNDICI - L'AMORE