
Tubular Bells, Virgin Records, 1973.
Musica composta ed eseguita da Mike Oldfield.
La storia di Mike Oldfield e di Tubular Bells, di Richard Branson e della Virgin Records si trova dappertutto ed e', credo, nota a molti.
Per un anno intero, nel 1972, il 19enne Mike Oldfield, allora bassista di Kevin Ayers (uno dei fondatori dei mitici Soft Machine), propose inutilmente a tutte le case discografiche un suo demo di una cinquantina di minuti di solo musica, senza testi. Deluso dallo scetticismo generale nel promuovere un album cosi' apparentemente ostico, quasi stava rinunciando ai sogni di gloria quando il magnate Richard Branson, impressionato dal demo, decise di lanciare una sua etichetta discografica, la Virgin Records, e di pubblicare il disco di Mike come numero primo del catalogo. Il titolo inizialmente era abbastanza infelice (Breakfast in bed), fu poi cambiato all'ultimo in Tubular Bells, le campane tubolari che segneranno per sempre la musica di Mike Oldfield.
La registrazione del disco fu interamente eseguita da Mike con migliaia di sovraincisioni, suonando man mano tutti gli strumenti. Dal punto di vista audio, naturalmente, non fu il massimo della produzione (alla Pink Floyd per intenderci), e anche dal punto di vista tecnico Mike riconosce alcuni difetti sparsi qua e la', dovuti alla gioventu' e soprattutto alle enormi difficolta' nel lavorare da solo in quel modo, per la prima volta. In ogni caso, nel 2003 e' uscita una riedizione di Tubular Bells che rende piena giustizia all'originale, grazie all'aiuto della moderna tecnologia.
La musica di Tubular Bells sfugge a interpretazioni immediate, in quanto era in netta controtendenza rispetto al momento storico. Due lati di LP ciascuno di 25 minuti completamente strumentali (!), una specie di format classico in arrangiamento rock ma di matrice folk-celtica.
L'intro e' la sezione probabilmente che tutti hanno sentito almeno una volta nella loro vita e che rimane impressa per la ripetitivita' ipnotica in tempo alternato 7/8 - 8/8 resa celebre per essere stata utilizzata da William Friedkin ne L'Esorcista (1973). Una leggenda metropolitana da sfatare e' che Tubular Bells sia la "colonna sonora dell'Esorcista": compaiono infatti nel film solo alcuni secondi dell'intro. Ma quanto basta per accendere la fanstasia di un giovane Dario Argento il quale chiese ai suoi amici Goblin (Claudio Simonetti & Co.) di fargli un'intera colonna sonora ispirandosi a Tubular Bells per il suo futuro capolavoro, Profondo Rosso.
Lo sviluppo del disco poi si distacca quasi completamente dall'introduzione, spaziando ed esplorando vari territori per poi tornare ciclicamente vicino al punto di partenza per poi riallontanarsi di nuovo. La prima parte e' un collage di movimenti che si susseguono in maniera anche nervosa, diversi temi legati tra loro da "associazione di idee" che danno molta vivacita' e reggono alta l'attenzione fino al gran finale: giro ipnotico di basso su cui man mano vengono aggiunti tutti gli strumenti, annunciati a voce uno per uno da un "maestro delle cerimonie", a celebrare il tema conclusivo, con apoteosi nel momento in cui entrano in scena le campane tubolari.
La seconda parte e' molto piu' rilassata, contiene meno temi ed e' quindi piu' fluida. Bellissima l'introduzione con atmosfere bucoliche, flauto e chitarre acustiche, rinvigorita ad un certo punto da un romantico mandolino che prelude ad una cadenza celtica suonata da chitarre elettriche tipo cornamuse. Segue una sezione Rock con voce distorta da uomo delle caverne, the piltdown man, che rilassa poi nella sezione finale di improvvisazione pura di chitarre su giro ripetiivo di basso e organo. Chiusura con un arrangiamento molto divertente del motivetto di Braccio di Ferro, The Sailor's Hornpipe: la follia del genio.